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STEFANO OTTOGALLI  «Colors»
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STEFANO OTTOGALLI «Colors»

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STEFANO OTTOGALLI «Colors»
Negozio/Caligola Records
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Caligola
STEFANO OTTOGALLI
«Colors»
Caligola 2369

Alberto Vianello (tenor sax) out on track 5, Stefano Ottogalli (electric guitar), Daniele Vianello (double bass), Sergio Bolognesi (drums).

1) Colors; 2) Barlumi; 3) Sereno; 4) Shakespeare; 5) Viaggio; 6) R.I. Blues; 7) Scrappy; 8) My Shadow.

Recorded and mixed in 2024, at Zvuk Rec Studio, Venice, Italy, by Stefano Gajon and Davide Michieletto.

Il chitarrista Stefano Ottogalli ha iniziato lo studio della chitarra classica all’età di tredici anni ed ha finalmente coronato il suo amore per il jazz con questo primo album da leader, dopo aver lavorato per molti anni nei più diversi contesti musicali, dal soul alla musica brasiliana, dal jazz, naturalmente, alla canzone d’autore di Gerardo Balestrieri od alla musica popolare con contaminazioni mediterranee dei Lagunaria di Giovanni Dell’Olivo. Proprio perché a lungo meditato, «Colors» non lascia nulla al caso, ed è lo specchio fedele della visione musicale del jazzista veneziano, perfettamente inserita nella contemporaneità ed allo stesso tempo profondamente radicata nella tradizione afroamericana. Lo assecondano nel migliore dei modi tre musicisti di comprovata esperienza e riconosciuto talento come i veneziani Alberto Vianello, sax tenore, Daniele Vianello, contrabbasso, e il giovane batterista toscano Sergio Bolognesi. L’album raccoglie otto composizioni originali scritte dal leader nel corso degli anni e frutto delle più diverse influenze, non soltanto musicali. «Colors» non è soltanto la sintesi di un percorso di crescita artistica, ma un progetto estetico coerente, originale e maturo. Pochi potrebbero immaginare che ad ispirare gran parte dei brani dell’album sia stata la poesia. È infatti lo stesso Ottogalli a precisare che il raffinato jazz waltz di Barlumi è stato ispirato da una lirica di Pier Paolo Pasolini, mentre il destabilizzante groove di tre misure di Sereno trae spunto da una poesia di Giuseppe Ungaretti. Se era facile intuire che la delicata ballad Shakespeare sia in qualche modo collegata al celeberrimo poeta e drammaturgo inglese, è il leader ad indicare nel Sonetto n° 8 la precisa fonte dell’ispirazione ed a rivelarci che My Shadow, mascheramento in stile be–bop di What Is This Thing Called Love di Cole Porter, è stata composta dopo la lettura di una poesia di Robert Louis Stevenson. L’apertura del disco è affidata al brano che gli dà il titolo, costruito sul ritmo del flamenco, mentre l’”even eight” di Viaggio è l’unica traccia in cui non compare il sassofono di Vianello. «Colors» contribuisce a far luce sul talento di un chitarrista ancora poco conosciuto al di fuori dell’area veneziana, e che merita invece la massima attenzione.

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Guitarist Stefano Ottogalli started playing classical guitar when he was thirteen and has finally fulfilled his love for jazz with this album, the first as a leader, after working for a long time in the most diverse musical genres, from soul to Brazilian music, from jazz, of course, to the songwriting of Gerardo Balestrieri and the popular music with Mediterranean influences played by Giovanni Dell’Olivo’s Lagunaria. It’s precisely because it was long contemplated that Colors leaves nothing to chance and is a reflection of the Venetian jazz musician’s musical world. It fits perfectly in the current music scene, but it’s also deeply rooted in the African American tradition. Tenor sax player Alberto Vianello and double bass player Daniele Vianello, both from Venice, and the young Tuscan drummer Sergio Bolognesi are acclaimed musicians with proven experience and back up the leader in the best possible way. The album contains eight original songs composed by Ottogalli over the years and they are the fruit of various influences, not exclusively musical. Not only is «Colors» the recap of the musician’s artistic evolution, but also an aesthetic project that is consistent, original, and mature. Few people could imagine that poetry is the inspiration for most tracks of the album. Ottogalli himself explains that the refined jazz waltz of Barlumi was inspired by a lyric by Pier Paolo Pasolini, while the unsettling three–measure groove of Sereno draws inspiration from a poem by Giuseppe Ungaretti. Realizing that the delicate ballad Shakespeare references the renowned English poet and playwright was simple, while it’s the author himself who clarifies the exact source of inspiration for Sonetto n°8 and reveals that My Shadow, a be-bop reinterpretation of Cole Porter’s What Is This Thing Called Love, was composed after reading a poem by Robert Louis Stevenson. The album opener and title track is based on flamenco rhythm, while the even eight of Viaggio is the only song that doesn’t feature Vianello’s saxophone. «Colors» helps shed light on the talent of a guitarist that’s still not so well known outside of the Venice area, and that deserves utmost attention.


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