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PAOLO BOTTI «My Dylan Pages»
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PAOLO BOTTI «My Dylan Pages»

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PAOLO BOTTI «My Dylan Pages»
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Caligola
PAOLO BOTTI
«My Dylan Pages»
Caligola 2390
Paolo Botti plays: bowed banjo #1, mandocello #2, viola #3, guitar #4, banjo #5, electric viola #6, tenor guitar #7, violin #8, dobro #9, cello #10.

Recorded by Paolo Botti at Botti’s Basement, Milan, Italy, in April 2026; mixed, edited and mastered by Enrico Terragnoli at Greedy Little Sisters Studio, Verona, Italy, in June 2026.

Questo è il nono album pubblicato da Paolo Botti con Caligola. A sette anni da «Lomax Lives!», registrato alla guida di un nonetto, il Nostro torna alla dimensione solistica, già esplorata nel 2010 con il notevole «Angels & Ghosts», dedicato alla musica di Albert Ayler. Partito come virtuoso della viola, Botti ha progressivamente ampliato la propria dotazione strumentale, ma con il suo nuovo lavoro, «My Dylan Pages», supera se stesso, utilizzando tanti strumenti quanti sono i brani dell’album. A quelli già impiegati in «Angels & Ghosts» aggiunge violoncello, violino e diverse chitarre. Come suggerisce il titolo, «My Dylan Pages» è un omaggio a Bob Dylan, eroe della sua adolescenza. Anche senza ricorrere ai testi – importantissimi per un cantautore come Dylan – le atmosfere e i mutevoli stati d’animo che attraversano l’album ne evocano lo spirito musicale. Dei dieci brani qui presenti, da ascoltare preferibilmente senza interruzioni, ben otto sono medley. L’album abbandona la sua centralità dylaniana una sola volta, e lo fa in modo del tutto coerente, includendo un brano del repertorio di Woody Guthrie che, com’è noto, fu una delle principali fonti d’ispirazione per Dylan. Scrive Botti nelle liner notes: «… Le canzoni di Bob Dylan hanno accompagnato la mia vita sin dall’infanzia. Nei viaggi in macchina con i miei genitori ascoltavamo spesso l’audiocassetta di un vecchio disco di Joan Baez che ne interpretava diverse.... Non ho mai smesso di ascoltare i suoi dischi, pur avendo poi seguito altri percorsi musicali, che mi hanno portato da un lato allo studio della musica colta e dall’altro alla pratica jazzistica... ho sentito di recente il bisogno di tornare a quell’amore iniziale. Ho così suonato le canzoni di Dylan in completa solitudine, con il mio piccolo arsenale di strumenti, in una dimensione intima e personale, filtrandole e rielaborandole attraverso le tante esperienze musicali che ho attraversato negli anni.” Gli appassionati di Dylan potrebbero venire spiazzati da una rilettura interamente strumentale delle sue canzoni. Pur senza cantarle, Botti è riuscito a coglierne l’essenza musicale attraverso le proprie personalissime interpretazioni.

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This is the ninth album Paolo Botti has released on Caligola. Seven years after «Lomax Lives!», recorded as leader of a nonet, he returns to the solo format, which he had explored in 2010 with the remarkable «Angels & Ghosts», a tribute to Albert Ayler’s music. Trained as a viola player, Botti has gradually expanded his instrumental range, but with his latest work, «My Dylan Pages», he surpassed himself and played as many different instruments as there are tracks on the album. Alongside those featured on «Angels & Ghosts», he added the violin, the cello and various guitars. As the title suggests, «My Dylan Pages» is a tribute to Bob Dylan, one of the heroes of Botti’s adolescence. Even without lyrics – an essential element in the work of a singer–songwriter like Dylan – the atmospheres and shifting moods of the album evoke the spirit of his music. Out of the ten tracks on the album, which are best heard with no skip, eight are medleys. The album departs from its Dylan–centered focus only once, and fittingly so, with a song from Woody Guthrie’s repertoire, since Guthrie, as is well known, was one of Dylan’s major influences. In his liner notes, Botti writes: “… Bob Dylan’s music has been a constant presence in my life since childhood, starting with a Joan Baez cassette of her interpretations of Dylan songs… Though I never stopped listening to his discography and even though my musical journey later led me to classical music and jazz, I always found myself returning to his albums… I felt a deep need to revisit that first love. I’ve recorded intimate, personal interpretations of Dylan songs on my own… filtering them through the diverse musical experiences I’ve accumulated over the years”.Dylan fans may be puzzled by the fact that this album offers purely instrumental interpretations of his unforgettable songs. Although Paolo Botti does not sing them, he manages to capture the essence of Dylan’s songwriting through his very personal interpretations.


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