
Caligola 2367
Cristiano Arcelli (alto sax), Fulvio Sigurtà (trumpet, flugelhorn),
Giovanni Hoffer (French horn), Massimo Morganti (trombone), Glauco Benedetti (tuba).
1) I Mean You; 2) Bemsha Swing; 3) Reflections; 4) Epistrophy;
5) Worry Later; 6) ‘Round Midnight; 7) In Walked Bud; 8) Rhythm–A–Ning.
Recorded at Ritmo&Blue Studio, Pozzolengo (Brescia), on 13th and 14th November 2024;
mixed and mastered at Studio della Giraffa, Cagliari, on 25th January 2025.
Sound engineer: Marti Jane Robertson
Il Koro Almost Brass è un gruppo atipico, specie nel mondo del jazz, dove sono molto più frequenti i quartetti di sassofoni. È in qualche modo assimilabile al quintetto di ottoni della musica classica, da cui si distingue per aver sostituito la seconda tromba con un sax alto. Poter costruire un ponte fra jazz, musica improvvisata per eccellenza, e musica colta, interamente scritta, è uno dei principali obiettivi del Koro. Il trombettista Fulvio Sigurtà, l’altosassofonista Cristiano Arcelli, autore anche degli arrangiamenti, e il trombonista Massimo Morganti sono jazzisti che non hanno certo bisogno di presentazioni, fra i maggiori virtuosi dei loro strumenti anche in ambito europeo, mentre il più giovane Glauco Benedetti è fra i rari solisti italiani di basso tuba. Arricchisce la già vasta gamma sonora dell’ensemble, rafforzando il legame fra musica classica e afroamericana, il corno francese. Lo suona Giovanni Hoffer, musicista classico di livello internazionale ma anche il maggiore specialista del corno jazz in Europa. In questo loro primo album, «Plays Monk», viene presa in esame, scandagliata ed interpretata in modo assolutamente originale la musica di Thelonious Monk, dove – come scrive Stefano Zenni nelle note di copertina – “… ogni singolo brano è costituito da tanti frammenti separati, che a volte risuonano distanti e altre volte sono in qualche modo concatenati. Questo gruppo – e in particolare l’arrangiatore Cristiano Arcelli – ha compreso che le costellazioni di Monk sono mobili: i frammenti possono essere staccati e ricomposti, spostati e diversamente collegati, senza che l’identità delle composizioni ne esca compromessa”. Anzi, questa operazione di smontaggio e rimontaggio – resa agevole dalla natura stessa del quintetto, grazie ai suoi ruoli intercambiabili – rivela nuove prospettive, illumina angoli inediti, collega dettagli affini. La musica di Monk ne esce così ricomposta e rinnovata, ma al tempo stesso confermata nella sua natura più profonda. Tra silenzi, acrobazie, scomposizioni e nuovi assemblaggi, Monk si rivela nuovamente alle nostre orecchie stupefatte. Ringraziamo il Koro Almost Brass per averci regalato queste otto gemme preziose, e Marti Jane Robertson per averle rese ancor più luminose ed accattivanti.
___________________________________________________________________________________________________
Koro Almost Brass is an atypical group, especially in jazz, where saxophone quartets are more common. It’s somewhat comparable to the brass quintet in classical music, and the difference lies in the alto sax replacing the second trumpet. Bridging the gap between jazz, improvised music par excellence, and classical music, which is entirely written down, is one of Koro’s goals. Trumpeter Fulvio Sigurtà, alto saxophonist Cristiano Arcelli, who is also the arranger, and trombonist Massimo Morganti are jazz musicians that need no introduction as they are virtuosi on their instruments at an international level, while Glauco Benedetti is one of the few Italian tuba soloists. The French horn enriches the already wide array of sounds by strengthening the bond between classical and African American music and is played by Giovanni Hoffer, an internationally renowned classical musician and the master of jazz horn in Europe. Koro Almost Brass’ first album examines and interprets the music of Thelonious Monk in an original way, and it’s a type of music where, as Stefano Zenni wrote in the liner notes, ”[…] each single track is made up of plenty of separate pieces that sound detached at times, at others connected in some way. This lineup, especially arranger Cristiano Arcelli, has realized that Monk’s constellations actually move: fragments can be detached and reassembled, shifted and connected in different ways without compromising the identity of the compositions”. This disassembly and reassembly process, made smoother by the very nature of the quintet and its shifting roles, lends new perspectives, lights up hidden corners, and connects similar details. Monk’s music comes out of it reassembled and revamped, but preserving its true nature. Among silences, inventiveness, disassembling and new combinations, Monk reveals himself to our enraptured ears again. We thank Koro Almost Brass for offering us eight gems, and Marti Jane Robertson for making them ever brighter and more captivating.