
Francesco Chiapperini (bass clarinet), Valentina Fin (vocals), Virginia Sutera (violin), Andrea Grossi (double bass).
Recorded, mixed and mastered between 2024 and 2025 at InterPlay Recording Studio, Milano, Italy, by Lorenzo Sempio.
Francesco Chiapperini torna a pubblicare per Caligola Records cinque anni dopo «On the Bare Rocks and Glaciers». Lo fa ancora con un lavoro a tema ed una formazione d’impronta cameristica (lì guidava un sestetto, qui un quartetto, che hanno in comune la violinista Virginia Sutera). Il disco precedente era ispirato al mondo alpino e delle montagne, mentre in «Italian Mottetto» il clarinettista esplora nuove prospettive sonore con la rivisitazione in chiave jazzistica alcune composizioni di Giulio Caccini, figura cardine del panorama musicale del XVII° secolo. Al servizio della corte medicea, Caccini fu tra i protagonisti dell’evoluzione musicale che portò alla nascita dello stile rappresentativo, una modalità di esecuzione innovativa che dava maggiore libertà espressiva alle parole. Il nuovo approccio si riflette nella raccolta di arie e madrigali «Le nuove musiche», un’opera che ha segnato la transizione dal madrigale polifonico alla monodia, aprendo la strada alla musica barocca. Spesso ispirato dai versi del poeta Gabriello Chiabrera, Caccini riuscì a fondere parola e melodia in un equilibrio fortemente espressivo. Questo quartetto unisce le suggestioni della musica da camera e della tradizione afroamericana, costruendo un ponte tra l’universo formale e narrativo di Caccini e quello più spontaneo e dinamico del jazz, al cui linguaggio rimane fedele. Attraverso fitti dialoghi musicali ed una profonda interazione timbrica rielabora le composizioni di Caccini e, preservandone la linea vocale, esalta la loro bellezza e intensità melodica. Il violino della già menzionata Sutera, la raffinata voce di Valentina Fin ed il duttile contrabbasso di Andrea Grossi assecondano nel migliore dei modi il clarinetto basso del leader in un progetto che non si limita alla mera reinterpretazione. «Italian Mottetto» cerca infatti di trasportare la musica del ‘600 in una prospettiva contemporanea, amplificandone il potenziale emotivo e narrativo attraverso l’improvvisazione. Siamo in presenza di un dialogo–incontro tra epoche diverse, di un viaggio che non dimentica le radici, dove rispetto e reinvenzione convivono in un unico respiro musicale.
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Francesco Chiapperini returns to Caligola Records five years after «On the Bare Rocks and Glaciers» with a thematic work and a chamber–style ensemble. He led a sextet on the former, a quartet latter; both line–ups feature violinist Virginia Sutera. The previous album was inspired by the Alpine world and mountains, while in «Italian Mottetto», the clarinettist explores new sonic perspectives by reimagining some of Giulio Caccini’s works through a jazz lens. A seminal figure at the Medici court in the early 17th century, Caccini played a pivotal role in the musical evolution that led to the emergence of the representative style, an innovative approach that granted words greater expressive freedom. His collection «Le nuove musiche» embodies this new sensibility, marking the shift from the polyphonic madrigal to monody and opening the path toward the Baroque. Inspired by the poetry of Gabriello Chiabrera, Caccini fused words and melody into a refined expressive balance. This quartet blends the spirit of chamber music and African American musical tradition, building a bridge between Caccini’s formal, narrative world and the more spontaneous, dynamic realm of jazz, whose language nonetheless remains its main inspiration. Through dense musical dialogues and rich timbral interplay, the ensemble reshapes Caccini’s compositions, preserving their vocal lines and enhancing their beauty and melodic intensity. The violin of Sutera, the refined voice of Valentina Fin, and the versatile double bass of Andrea Grossi complement the bass clarinet of the leader in the best possible way in a project that goes far beyond mere reinterpretation. «Italian Mottetto» seeks to cast 1600s music in a contemporary light, expanding its emotional and narrative potential through improvisation. What emerges is a meeting point, a dialogue between different eras, a journey that embraces its roots, where respect and reinvention coexist in the phrasing.