
Special guest: Fabrizio Puglisi (piano).
Recorded on February 23, mixed and mastered on February 24 and March 3, 2026, at Duna Studio, Russi (Ravenna), Italy, by Andrea Scardovi.
Subito dopo l’esaltante esperienza vissuta con gli Electric Five di Enrico Rava, durata un quinquennio e terminata nel 1998, Domenico Caliri dà vita, insieme al contrabbassista Antonio Borghini e al batterista Cristiano Calcagnile, al Cal Trio. Il debutto discografico, «Casa 3», arriva nel 2002; cinque anni più tardi è la volta di «Do ut do». Nel 2009 esce «Il buio acceso», nel quale alla formazione si aggiunge un quartetto d'archi, mentre bisognerà attendere il 2018 per ritrovare il trio in «Aria mossa», un lavoro che segna un'importante evoluzione soprattutto sul piano compositivo. Nel frattempo anche la formazione cambia: Borghini e Calcagnile lasciano il posto, rispettivamente, a Stefano Senni e Marco Frattini. Ed è proprio questa formazione, ormai consolidata, a tornare oggi con «Quarto», otto anni dopo il precedente album. Il titolo racchiude un doppio significato. «Quarto» è infatti il quarto disco riconducibile al Cal Trio, se si considera «Il buio acceso» come un progetto a sé stante; ma è anche il primo lavoro dove il trio si apre alla presenza di un quarto musicista. A occupare questo spazio è Fabrizio Puglisi, pianista con cui Caliri condivide una lunga storia di collaborazioni e avventure musicali, iniziata già nei primi anni ’90 nel collettivo Bassesfere.La coppia ritmica, precisa ma mai rigida, accompagna e sostiene la scrittura di Caliri, contribuendo a renderne più fluidi gli spigoli senza attenuarne il carattere. L'ingresso di Puglisi aggiunge un ulteriore interlocutore alla chitarra del leader: il pianoforte non si limita a completare l'organico, ma entra nella musica come una voce autonoma, capace di stabilire con Caliri un dialogo fitto e dinamico. Il risultato è un album nel quale convivono atmosfere e direzioni differenti, senza che venga meno una precisa identità d'insieme. Si passa dal lirismo sospeso, controllato e quasi onirico di Futuri sospesi all'incalzante energia ritmica di Last Call; dal divertissement dai colori caraibici di Cal–ipse all'originale costruzione melodica di Illis, con le lunghe note della chitarra a dilatare il tema. Virage Noir, che qui ha una doppia versione, mostra un'altra delle anime della scrittura di Caliri, mentre Nenia raccoglie in un minuto e mezzo particolarmente intenso molte delle tensioni che attraversano l'intero lavoro.
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Following the exhilarating experience with Enrico Rava’s Electric Five, which lasted five years and came to an end in 1998, Domenico Caliri formed the Cal Trio with double bassist Antonio Borghini and drummer Cristiano Calcagnile. Their recording debut, «Casa 3», appeared in 2002, followed five years later by «Do ut do». In 2009, «Il buio acceso» was released, with a string quartet added to the lineup, while it was not until 2018 that the trio returned with «Aria mossa», an album that marked a significant evolution, particularly in terms of composition. In the meantime, the lineup had also changed: Borghini and Calcagnile were replaced by Stefano Senni and Marco Frattini, respectively. It is this now well–established lineup that returns today, eight years later, with «Quarto». The title carries a double meaning. «Quarto» is the fourth album associated with the Cal Trio, if «Il buio acceso» is considered a project in its own right; but it is also the first recording in which the trio opens up to the presence of a fourth musician. That role is taken by Fabrizio Puglisi, a pianist with whom Caliri has shared a long history of collaborations and musical adventures, beginning in the early 1990s with the Bassesfere collective. The rhythm section, precise yet never rigid, accompanies and supports Caliri’s writing, helping to smooth its sharper edges without softening its character. Puglisi’s arrival adds another interlocutor to the leader’s guitar: the piano does not simply complete the lineup, but enters the music as an autonomous voice, engaging in a close and dynamic dialogue with Caliri. The result is an album in which different atmospheres and directions coexist without compromising its strong sense of overall identity. The music moves from the suspended, controlled and almost dreamlike lyricism of Futuri sospesi to the driving rhythmic energy of Last Call; from the Caribbean–flavoured divertissement of Cal–ipse to the original melodic construction of Illis, where the guitar’s sustained notes stretch out the theme. Virage Noir, presented here in two versions, reveals another facet of Caliri’s writing, while Nenia gathers, in a rather intense minute and a half, many of the tensions that run through the album as a whole.