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CLAUDIO COJANIZ & ANTONINO PULIAFITO  «Zec»
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CLAUDIO COJANIZ & ANTONINO PULIAFITO «Zec»

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CLAUDIO COJANIZ & ANTONINO PULIAFITO «Zec»
Negozio/Caligola Records
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Caligola
CLAUDIO COJANIZ & ANTONINO PULIAFITO
«Zec»
Caligola 2380

Claudio Cojaniz (piano), Antonino Puliafito (cello).

1) L’elegia Malibran; 2) Mixed Funeral; 3) Bushman Dance; 4) Zec (J.D. Temptation); 5) Little War (a Gianna e Michele); 6) Black Sea; 7) Venerdì.

All compositions by Claudio Cojaniz

Recorded, mixed and mastered in March 2025 by Francesco Blasig, at East Land Recording Studio, Cormons (Gorizia), Italy.

Se consideriamo gli album fisici e digitali, «Zec» è il ventesimo lavoro di Claudio Cojaniz pubblicato da Caligola. Iniziata nel 2004, la collaborazione con il pianista di Palmanova, fra le voci più significative del jazz italiano degli ultimi decenni, è oggi quanto mai viva e proficua. Quella del duo è fra le formazioni più amate da Cojaniz. Questo è infatti il sesto disco che lo vede dialogare in modo paritetico con un altro musicista. Lo aveva già fatto con il trombone di Giancarlo Schiaffini, con le ance di Francesco Bearzatti, con i contrabbassi di Franco Feruglio e di Alessandro Turchet.
Il violoncello di Antonino Puliafito – componente dell’orchestra del Teatro La Fenice – che lo affianca in «Zec», rappresenta un’inattesa novità ma non solo, ricuce il cordone ombelicale del pianista, di formazione classica e poi tenacemente jazzista, con le sue origini euro-colte. Qui ritroviamo atmosfere nostalgiche e riflessive (Mixed Funeral, Little War), melodie cantabili (Bushman Dance, Black Sea), soprattutto ritmi lenti, con le dovute eccezioni naturalmente. Lo sono la quasi atonale Zec, che dà il titolo al disco, il cui furore espressivo è ben sottolineato dall’ostinato pizzicato del violoncello, la danzante “L’elegia Malibran”, unica composizione già edita (la si può ascoltare anche in «Balkan Blues Piano», pubblicato in digitale nel 2020), e il brano che chiude l’album, Venerdì, che parte con un incalzante ritmo di marcia per poi passare ad un blues intriso di swing. Siamo di fronte, a poco più di un anno da «Cracking», all’ennesima prova di maturità del pianista friulano, protagonista schivo ed atipico del nostro jazz. Cojaniz persegue la sua ricerca dell’essenziale, con l’obiettivo di eliminare il superfluo. Il suo jazz è oggi più vicino alla poesia che non alla prosa. Riprendiamo a tal proposito un passo da una sua recente intervista: “… la tecnica è importante per poter dire, come le parole per poter pensare, ma è il sentimento che dà l’impronta e il significato ai suoni come alle parole. In sostanza lascio gli standard a musicisti molto più preparati di me su questo punto, e percorro strade più intime e sincere …”. Immaginiamo che molti saranno curiosi di conoscere il significato di Zec, che è una parola uzbeka che rappresenta “un prigioniero che tenta di liberarsi, anche se con fatica…”; forse è una metafora del difficile periodo che stiamo vivendo, ma allo stesso tempo un invito a non cedere alla rassegnazione.

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Considering both physical and digital releases, «Zec» is the twentieth Claudio Cojaniz album issued by Caligola. Our collaboration, which began in 2004, remains as productive as ever. One of the most distinctive voices in Italian jazz over the past few decades, the pianist from Palmanova has a predilection for duos. This is in fact the sixth album in which he engages in an equal dialog with a fellow musician. He has previously explored this setting alongside Giancarlo Schiaffini (trombone), Francesco Bearzatti (sax, clarinet), Franco Feruglio and Alessandro Turchet (double bass). The cello of Antonino Puliafito — a member of Venice’s Teatro La Fenice orchestra — is not simply an addition: it reconnects Cojaniz, who received a classical training before wholeheartedly embracing jazz, with his European art–music roots. «Zec» unfolds through reflective and nostalgic atmospheres (Mixed Funeral, Little War), lyrical melodies (Bushman Dance, Black Sea), and predominantly slow tempos, though there are notable exceptions. Among them are the almost atonal title track Zec, whose expressive intensity is underscored by the cello’s insistent pizzicato; the dancing L’elegia Malibran, the only previously released composition (it appears on «Balkan Blues Piano», issued digitally in 2020); and the closing track Venerdì, which moves from a march–like pulse into a swinging blues. Released a little more than a year after «Cracking», this album represents yet another mature statement from the pianist from Friuli, a discreet and unconventional figure on the Italian jazz scene. Cojaniz continues his pursuit of the essentials, striving to strip away all that is superfluous. His style of jazz seems closer to poetry than to prose now. In this regard, it is worth recalling a passage from a recent interview: “Technique is important in order to express oneself, just as words are necessary for thinking, but it is feeling that gives sounds and words alike their character and meaning. I leave standards to musicians far more accomplished than I am in that field, and prefer to follow paths that are more intimate and sincere”. The album’s title comes from an Uzbek word meaning “a prisoner trying to free himself, albeit with difficulty”. It may be read as a metaphor for today’s challenging times, but also as an invitation not to surrender.


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